Quando la costruzione di Quinta Stella appare in mezzo alle case di Tolfa, ci si stupisce per la modernità delle linee e dei colori, che la rendono subito stimolante ed accogliente.
L'accoglienza è simboleggiata dal cancello che spalanca le sue braccia davanti a noi, per poi richiuderle dietro di noi per la sicurezza dei suoi ospiti.
L'ingresso non è concepito come l'atrio di un albergo, ma come una piazza: "Piazza del Popolo" recita un cartello simile a quelli cittadini;
è una vera e propria agorà, dove il popolo della casa si raduna a chiacchierare sulle sedie disponibili (anche a rotelle!), o sulle panchine, assieme ai numerosi familiari in visita.
Intorno si aprono il bar, il ristorante, la bottega del parrucchiere, e come in una vera piazza troneggia una cabina telefonica, un po' anacronistica nel suo rosso english style, ma dotata in realtà di un moderno skype, attraverso il quale collegarsi in video pure con i parenti più lontani.
In fondo un trompe-l'oeil apre uno scenario che mima la balaustra della piazza del comune e il suo panorama turrito.
In ogni piano c'è fermento: si sentono richiami (tutti si conoscono per nome), si alzano voci, in ogni angolo si snodano attività, che scandiscono le ore della giornata.
Qui si può trovare anche calma e riservatezza, ma certamente non vuoto e solitudine.
Il fisioterapista guida il suo gruppo verso una mobilità che è anche frutto della mente: in circolo le persone rispondono volentieri ai suoi stimoli; quindi tratta individualmente chi ha bisogno di specifica riabilitazione.
L'esperta di danza-movimento-terapia lo coadiuva, mettendo in gruppo chi si avvale di più di una comunicazione fatta di gesti, di mimica, di ritmi musicali.
La psicologa stimola il gruppo a ricordare, rievocare, ragionare, ma senza giudicare. E' la figura portante di un'efficace relazione tra pazienti, operatori e familiari. Sa trattare con serietà e perseveranza i conflitti e le situazioni di sofferenza.
Nel Nucleo Alzheimer gli ospiti godono di particolare attenzione, secondo il metodo del Gentlecare, che non allude solo a gentilezza, ma ad operatori adeguati, ad attività specifiche e a spazi dedicati.
Infatti, nel giardino sensoriale si può vagabondare su percorsi protetti stabiliti, ma anche trasgredire attraversando il prato, o zappettando nell'aiuola delle erbe odorose, o fermarsi a riposare sotto il gazebo.
Il caposala veglia discretamente su tutte le attività, controllando diete e terapie. Gli infermieri e gli altri operatori sanno usare la tecnologia senza perdere di vista la centralità delle persone che hanno davanti.
Persino il personale dell'attrezzatissima cucina partecipa al loro progetto di vita.
La direttrice sanitaria, dal sorriso pronto, ma dalla ferrea determinazione, tiene sotto controllo i fattori di rischio degli ospiti, si occupa attivamente dei più fragili e bisognosi di cure, presiede il gruppo che progetta i programmi assistenziali individuali.
E non disdegna di fermarsi a scherzare con tutti, perché il buonumore è la migliore medicina!
La settimana finisce a passo di danza: la domenica è tutta una festa, perché c'è sempre un'occasione da celebrare con la musica, con la buona cucina, ma anche con la preghiera in cappella o sul prato davanti alla Madonna di cotto che porge il suo Bambino.
Le operatrici e gli operatori (ma quasi tutti donne) sono tutt'uno con gli ospiti: si conoscono così bene...
Qual è il segreto di Quinta Stella? Forse una buona architettura, forse il Gentlecare applicato dagli operatori, ma sicuramente un motore sempre in funzione, una donna chiamata Anna, che è alle spalle di ogni attività, che sa fronteggiare ogni sfida.

Prof. Luisa Bartorelli